Cuneonotizie - Settimanale di informazione di Cuneo e Provincia

anno VII - n. 18 - 8 maggio 2005

IL CLERO NELLA RESISTENZA: UN CONVEGNO A BRA

Don Aldo BenevelliSi è conclusa con una conferenza, che si è tenuta giovedì scorso 28 marzo nella sala conferenze del Centro Polifunzionale "Giovanni Arpino" di Bra, la serie di iniziative organizzate dall'amministrazione comunale in occasione del sessantesimo anniversario della lotta di Liberazione.

Con la partecipazione di relatori che sono stati diretti protagonisti del periodo resistenziale, e precisamente don Aldo Benevelli, don Lino Volta e Malvina Ronchi della Rocca, il convegno di giovedì ha permesso di delineare, in modo approfondito il ruolo del clero nella storia partigiana del cuneese.

Preceduto dall'intervento dell'assessore ai rapporti con le associazioni combattentistiche di Bra, Claudio Lacertosa, ha preso al parola per primo don Benevelli, sacerdote della diocesi di Cuneo, conosciuto non solo per il suo impegno nel volontariato internazionale ma anche per il suo impegno civile, concretizzato in una intensa militanza fra la gioventù partigiana che salì in montagna all'indomani dell'8 settembre 1943.

Nella sua testimonianza, don Benevelli ha ripercorso i tragici momenti successivi all'armistizio, soffermandosi in modo particolare sulla situazione di Cuneo. «Il clero fu particolarmente odiato dai nazisti, molti sacerdoti del cuneese furono imprigionati, torturati per il loro impegno durante la lotta di liberazione - ha evidenziato Don Benevelli. - Io stesso fui arrestato a causa della mia partecipazione alla Resistenza».

Nel secondo intervento della serata, Malvina Ronchi della Rocca, staffetta partigiana, ha ricordato la figura di don Giacomo Gandino, sacerdote che fu padre spirituale della Dodicesima Divisione Bra, la gloriosa compagine partigiana che operò nel braidese al comando del capitano Icilio Ronchi della Rocca.

«Don Gandino rischiò in prima persona per aiutare i partigiani - ha ricordato Malvina Ronchi della Rocca - aiutandoli logisticamente e spiritualmente, utilizzando nei momenti più difficili anche la sua sottile ironia che, in un momento come quello, era certamente il conforto più auspicato» ed ha concluso, ricordando il carattere schivo di don Gandino: «Il giorno della Liberazione, quando i partigiani entrarono festosi in Bra, il comandante pensò bene di mandare a prendere don Gandino, su a San Matteo. E lui, che sempre era stato partecipe nei momenti di grande difficoltà della lotta partigiana, non venne a Bra per condividere quel giorno di festa. Disse che aveva da fare».

«Non sono mai stato particolarmente coraggioso - ha esordito nel suo intervento don Lino Volta, sacerdote e storico preside del liceo scientifico "Ancina" di Fossano, che ha raccontato la sua esperienza partigiana nelle vallate del cuneese - ma ho voluto lo stesso schierarmi con i giovani che rischiavano la vita in montagna per un ideale. Durante la Resistenza sono sempre stato disarmato, un'arma non sarebbe stata una compagnia conveniente per un sacerdote». Don Volta ha anche ricordato l'inizio della sua attività partigiana: «E' stata la sorte a decidere, perché mentre stavo percorrendo in bicicletta la strada di Cervere un camion di soldati tedeschi mi investì. Mi ruppi un braccio nella caduta e, ricoverato in ospedale, dalla finestra vedevo le montagne dove già si erano radunati i partigiani della zona. Come sacerdote pensai che le brigate avrebbero dovuto trovare conforto religioso da un cappellano partigiano e quindi non ebbi dubbi, mi presentai dal mio vescovo, Dionisio Borra, e lo misi al corrente della mia decisione di raggiungere quei combattenti. Partecipai con loro alla Resistenza, giustificando la mia presenza in montagna con la necessità di dover seguire i miei amati studi naturalistici, che prevedevano l'oservazione degli insetti nelle vallate di Pradleves».

A conclusione degli interventi, Il sindaco Camillo Scimone ha ricordato che anche nel braidese sono stati attivi religiosi che hanno rischiato moltissimo per salvare la vita di coloro che erano in pericolo durante il periodo resistenziale. Un ruolo significativo ebbero, a tal proposito, i Frati Cappuccini che risiedevano nel Seminario di via Craveri. «I fatti di cui sono stati protagonisti questi frati risalgono al settembre 1943 - ha ricordato il primo cittadino - e precisamente ai giorni immediatamente successivi all'8 settembre e all'armistizio. Ne ho avuto testimonianza tramite una protagonista di quei giorni terribili, la staffetta partigiana braidese Lucia Lamberti. Con il diretto coordinamento di fra' Giovanni Delmondo, in questa attività ben supportato dalla avveduta protezione del Padre guadiano, fra' Giovan Battista Miraglio, i frati cappuccini riuscirono a mettere in salvo un elevato numero di soldati che, dopo l'8 settembre, non avevano più un punto di riferimento nella caserma di Bra. Dopo aver riparato nei boschi della zona, dopo pochi giorni questi giovani furono avvertiti, con una catena di solidarietà tutta braidese, che presso il Seminario di via Craveri era stato organizzato un servizio di assistenza per fornire loro viveri, vestiti oltre che un mezzo per poter uscire dalla città per far ritorno alle loro case, un vero e proprio "piano di soccorso", predisposto insieme alle famiglie braidesi Gilardini, Barosi, Bonamico, Fracassi e Cordero. Questi ragazzi erano di tante regioni, poichè a Bra erano di stanza soldati veneti, friulani ed anche dell'Italia meridionale. I frati cappuccini furono sostenuti in questa loro attività dal cancelliere della Pretura di Bra, Paolo Vercelli, che si servì per i suoi collegamenti con fra' Giovanni proprio di Lucia Lamberti che, data la sua giovane età, non destava sospetti. Il loro sostegno ai soldati che dopo l'8 settembre si erano trovati in grave pericolo, porterà alla salvezza di quasi tutti questi giovani».

L'incontro è stato organizzato nell'ambito del programma di iniziative che sono state realizzate dall'amministrazione comunale di Bra in collaborazione con il Comitato cittadino per l'affermazione dei valori del 27 gennaio e 25 aprile. (va)

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